Nasce…

Nasce a Mariano del Friuli (Gorizia) il 2 settembre 1942, ultimo di tre fratelli, in un periodo in cui in Friuli la guerra è ancora ben lontana dalla fine, e vive i problemi familiari di un padre deportato in Germania e di una madre costretta ad un duro lavoro per mandare avanti la famiglia. La madre, figlia di un industriale della sedia di allora, amante della cultura e pur costretta, in quanto donna, a rinunciare agli studi e a lavorare come operaia in fabbrica, manda il figlio primogenito, Mario, a studiare a Venezia. Luciano Chinese a cinque anni lascia il paese per trasferirsi a Grado e quando vi ritorna si sente già un po’ estraneo…Frequenta, al suo paese, la scuola elementare, coetaneo e compagno di classe di Dino Zoff, con il quale manterrà rapporti di amicizia.
A tredici anni si trasferisce a Venezia, per frequentare l’Istituto d’Arte e intraprendere poi (conseguita da privatista la maturità al Liceo Artistico) studi di Architettura e frequentare, con il Maestro Bruno Saetti, l’Accademia di Belle Arti.


Venezia

Venezia, in quel periodo, è una delle città europee culturalmente più importanti, dove Chinese frequenta la Fondazione Giorgio Cini, luogo in cui convergono i personaggi più importanti della cultura di allora ed ha l’occasione di incontrare filosofi come Horkheimer, Marcuse, Heidegger, gli storici dell’arte Bettini, Ivanov, il critico letterario Vittore Branca. A Salisburgo assiste ad alcune lezioni di Emilio Vedova; alla Facoltà di Architettura si trova in rapporti di amicizia e in un gruppo di lavoro con Mario Botta, allora studente anche lui; ha come professori Carlo Scarpa, Giuseppe Samonà, Leonardo Benevolo, incontra Le Corbusier; conosce e frequenta artisti come Armando Pizzinato, Virgilio Guidi, Bacci, Morandis, Finzi, conosce il giovane Fabrizio Plessi.
In quegli anni comincia ad esporre le proprie opere in varie rassegne, alternando i propri soggiorni tra Venezia, dove risiede, e il Friuli. A Gorizia, nel 1962, viene segnalato per le sue opere al Premio S.Floriano, nel quale sono di giuria, fra gli altri, Silvio Branzi, Gino Morandis e Fulvio Monai e dove, tra i vincitori, risulteranno Cesare Mocchiutti e Sergio Altieri.
Nel 1967 ha luogo la sua prima mostra personale, a Folgaria di Trento.
Nel frattempo, a Venezia, frequenta gli ambienti artistici e culturali dell’epoca ed ha occasione di conoscere artisti come Carlo Carrà, importanti critici d’arte, come Umbro Apollonio, Giuseppe Marchiori, Guido Perocco, Giuseppe Mazzariol, Toni Toniato, Paolo Rizzi, poeti come Giuseppe Ungaretti, Alfonso Gatto, Ugo Fasolo, Mario Stefani; studiosi, come Nereo Vianello.
Nel 1967 apre, a Folgaria di Trento, la prima sede della Galleria Nuovo Spazio, dove organizza rassegne importanti di pittori, presentando le ultime tendenze della ricerca artistica, sulla base di scelte operate in collaborazione con critici noti di diversa estrazione estetica: Umbro Apollonio, allora direttore della Biennale di Venezia, Alfonso Gatto, Luigi Fraccalini, Giuseppe Marchiori e Toni Toniato. Tra gli artisti più noti, soprattutto per la presenza alla Biennale di Venezia, con sale personali, sono presenti a questa rassegna della Galleria “Nuovo Spazio” Ceroli, Marotta, Pozzati e Verna.
Luciano Chinese alterna, in questi anni, alla Galleria Nuovo Spazio, mostre collettive e personali di notevole rilievo, alla presentazione di altre forme artistiche, come la poesia: è del 1969 il premio di poesia che egli organizza, sotto la presidenza di Ugo Fasolo e con una giuria formata dai prof. Luigi Fraccalini, Mario Lucchesi, Toni Toniato, Nereo Vianello e Gino Zennaro. Appassionato di tutto ciò che concerne le diverse forme d’arte, alterna la propria frequentazione delle gallerie alle serate della Fenice, dove si reca assiduamente.
Nel 1969 Chinese espone le sue opere a Venezia, assieme ad altri artisti e poi in una personale a Udine. Partecipa poi ancora a numerose rassegne a Venezia, a Roma e, infine, viene invitato dall’allora direttore Pietro Zampetti, ad esporre, con una personale, alla Bevilacqua La Masa di Venezia. Chinese però non esporrà, perché dovrà partire militare, dove, alla Cecchignola, alla Scuola del Genio, eseguirà una serie di formelle in terracotta (dodici pannelli), rappresentanti l’opera dei “fabriceris”.
L’attività di Chinese, nella galleria di Folgaria continua intanto instancabile, con mostre personali del futurista Giovanni Korompay e con la prima mostra personale della pittrice Federica Bertino. Chinese intanto vive continuamente nel mondo artistico, partecipando a innumerevoli attività: fa parte della giuria di un premio di pittura a Venezia, con Sergio Molesi e Fulvio Monai, conosce e frequenta Giuseppe Zigaina, organizza a Gradisca, invitato da Bruno Patuna, una rassegna di grafica di maestri italiani e stranieri: Baj, Dalì, Gentilini, Guidi, Korompay, Migneco, Morlotti, Spacal, Volpini e Zigaina. Organizza poi, nella stessa sede, una personale di grafica di Marino Marini.
Nel 1971, apre la nuova sede della Galleria Nuovo Spazio a Venezia, che inaugura con la prima mostra postuma di Crippa, con la partecipazione della moglie, Nini Baggini Crippa. Nel 1974 organizza ancora a Gradisca una mostra di grafica di Guidi. Nella sede veneziana della Galleria Nuovo Spazio continua ad allestire mostre personali di pittori noti o di giovani promettenti, conosce i maestri della pittura figurativa veneziana, Carlo Dalla Zorza, Aldo Bergamini, Armando Tonello, Santomaso, Girolamo De Stefani, organizza mostre di Baj ( che sarà anche ospite a casa sua) , di Manzù e di Picasso.
Anche nella nuova sede veneziana alterna mostre di pittori e scultori alla presentazione di poeti. Conosce il fotografo Italo Zannier, lo scrittore Ugo Facco de Lagarda, che sarà un assiduo frequentatore della galleria di Chinese e lo scrittore Ezra Pound.
Terminato il servizio militare a Roma, Luciano Chinese rientra a Venezia, dove, pur continuando ad occuparsi della galleria, inizierà contemporaneamente la sua carriera di insegnante, che porterà avanti in parallelo alla sua attività di gallerista per vent’anni: nella scuola organizzerà incontri tra studenti ed artisti e poeti, rappresentazioni didattiche interdisciplinari e mostre itineranti, dove presenterà artisti come Mario Abis, Ferruccio Bortoluzzi, Aldo Bresciani, Boscolo Natta, Fiume, Yoichi Ohira.
Organizza nella sua galleria numerose mostre di Giuseppe Zigaina; in occasione di una di queste mostre conosce le figlie di Feltrinelli, con la madre, signora Dalle Nogare, il sindacalista Trentin, Pier Paolo Pasolini. In quegli anni il suo nome appare spesso nei giornali, con articoli di Fulvio Monai, Paolo Rizzi, Marino Medeot, in quanto appare, nel quadro delle gallerie veneziane, un giovane gallerista di punta, che presenta artisti famosi ed emergenti e che considera il suo lavoro con passione per l’arte e la cultura e cerca di essere un trampolino per i giovani artisti. Espone numerose opere di Music, fa alcune mostre di giovani comportamentisti e delle prime femministe, conosce Music e Spacal; recatosi a casa dello scultore Mascherini con Marchiori, incontra la signora Malabotta (collezionista di De Pisis).
Nel 1976 in Friuli c’è il terremoto: Luciano Chinese parte da Venezia per raggiungere la famiglia, che per fortuna non è direttamente toccata dai danni del sisma; visita i luoghi terremotati ancora inaccessibili assieme al fratello, che, come architetto, viene chiamato per i sopralluoghi per la ricostruzione. A Mariano del Friuli organizza una mostra con settanta opere di artisti (Bortoluzzi, Crippa, Deluigi, Depero, Guidi, Korompay, Hokusay, Tancredi Parmeggiani, Treccani, Vedova, Zennaro, Zigaina) a favore dei terremotati.
E’ di quegli anni un episodio che, casualmente questa volta, ma con grande soddisfazione, lo porterà sui giornali veneziani: durante un violento acquazzone, Chinese, passeggiando per la città lagunare, entra nella chiesa dei Carmini, dove vede che nella chiesa, recentemente restaurata, ma non nel tetto, piove su una tela di Cima da Conegliano e, chiamato subito il parroco, copre, insieme a lui, con una tela l’opera, mettendola così in salvo.
Ancora del 1976 sono: una curiosa mostra itinerante, che, passando per la Galleria Nuovo Spazio, continuerà in una nave, lo “Stradivari”, approdato a Venezia; una mostra personale di Armando Pizzinato, un incontro con il poeta Mario Stefani, diventato amico, assiduo frequentatore della galleria e che presenterà in seguito moltissime mostre della sua galleria.
Nel 1977 partecipa all’Arte Fiera di Bari. Nel giugno dello stesso anno trasferisce la galleria dalla sede veneziana di SS. Apostoli alla sede di via XXII marzo, vicinissima alla Piazza S.Marco. Questa sede, inaugurata con una mostra personale di Giovanni Korompay, diventerà, sui suoi cinque piani espositivi, un centro culturalmente aperto a diverse tendenze dell’arte, con mostre di pittori e scultori italiani e stranieri, incontri di musica e poesia. In questa sede presenta un’importante rassegna di sculture (i fiori) di Marcello Mascherini e di disegni, alla presenza dell’artista e Giuseppe Zigaina. Qui, al centro di Venezia e a pochi passi dalla Piazza S. Marco, avrà maggiori occasioni di conoscenze: incontrerà il regista Giovanni Poli, il regista e artista Arnaldo Momo, con il quale presenterà il gruppo “Poesiaquattro”, che gli varrà l’interessamento dei giornali e dell’allora sindaco di Venezia, Mario Rigo, il pittore Mario Disertori, il cantante, appassionato d’arte, Pino Donaggio. E’ del 1978 una personale di Hollesch, una di Giorgio Celiberti e in aprile ritorna all’Arte fiera di Bari. Nel maggio 1978 Chinese si sposa. In luglio presenta una mostra di Luigi Veronesi, in novembre presenta nella sua galleria le aeropitture e la sassintesi di Tullio Crali. Allestisce anche un’interessante mostra di sculture esquimesi, ampiamente documentata da filmati e libri e durante la quale Chinese incontra, nella propria galleria, alcuni rappresentanti diplomatici del Quebec.


Nel 1979 La Galleria Nuovo Spazio festeggia i dieci anni di attività.

Nel 1979 La Galleria Nuovo Spazio festeggia i dieci anni di attività: in quest’occasione appaiono nei giornali parecchie interviste, nelle quali Chinese racconta il proprio modo di intendere la professione di gallerista e, per celebrare i dieci anni, presenta una cartella di grafica, edita dalla galleria, con opere di Bortoluzzi, Korompay e Zigaina, contenente una sorta di manifesto del gallerista, scritto da Chinese: “Perché un gallerista sceglie”, sul quale molti artisti ed intellettuali dell’epoca apporranno la loro firma e che sarà fra l’altro pubblicato sulla “ Loggia dei mercanti”, organo del sindacato nazionale mercanti d’arte moderna.
Nel 1979, proprio mentre sta per partire per la Fiera di Bari, riceve la notizia che uno dei suoi fratelli, Renzo, è caduto per un incidente sul lavoro ed è molto grave; nello stesso anno nasce la prima figlia e muore suo padre: questi avvenimenti ispireranno alcuni degli scritti più personali del volumetto “Io chi?”, che nel 1981 pubblicherà con la casa editrice Italia Letteraria, con la presentazione di Giuseppe Zigaina. Questo volumetto, nel quale egli si presenta con sincerità, come persona soprattutto, che vive l’arte in un rapporto stretto di simbiosi e a volte di antagonismo con gli artisti di cui presenta o va a vedere le opere( Andy Warhol, che conosce in quegli anni, Tullio Crali, Giovanni Korompay), gli vale delle lettere di apprezzamento e di amicizia da parte di molti: gli artisti Bortoluzzi e Crali soprattutto, che gli scriverà una lunga lettera (poi letta, in occasione della mostra antologica dell’artista, nel 2004, dopo la morte di Crali, al Museo Rivoltella di Trieste), lo scrittore Ugo Facco de Lagarda, lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, il regista Michelangelo Antonioni, Andrea Zanzotto e numerose recensioni.
Continua la sua frequentazione di artisti e critici, Enrico Baj, Korompay, Zigaina, Cernigoj, Zajec, di cui fa una mostra personale, Simon Benetton, Toniato, Marchiori, e incontra Nurereiev. Partecipa ai festeggiamenti del 90° compleanno di Virgilio Guidi, allestisce un’antologica con opere dal ’43 al ’76, nella quale espone più di ottanta quadri, di Anton Zoran Music, una mostra di artisti giapponesi. Allestisce una mostra personale dei quadri di Amanda Lear, che gli varrà la conoscenza di personaggi della televisione, come Pippo Baudo e il giornalista Ruggero Orlando. Nel 1983, la Biblioteca Comunale del suo paese organizzerà un incontro col gallerista.
Nel frattempo Luciano Chinese, desideroso di contatto con la natura, percorre, in barca, ogni qualvolta gli è possibile, le isole della laguna veneta o si sposta fino alla Laguna di Grado, attraverso fiumi e canali, con la famiglia o con amici, pittori stranieri, che, in occasione di mostre nella sua galleria, intrecciano rapporti di amicizia e godono di un pique-nique nelle isole della laguna, oppure si rifugia, il fine settimana, nella casa dei suoi genitori e passeggia o corre in bicicletta per i campi circostanti e approfitta della presenza in Friuli di tanti maneggi da diporto per salire a cavallo o, ancora, si rifugia in una casetta al mare, nei pressi di Eraclea.
A Venezia, intanto, cambia casa; continua a spostarsi e a intrecciare rapporti con importanti collezionisti friulani, milanesi, emiliani, ad organizzare mostre. Nel 1985 muore la madre, alla quale Chinese era molto legato e che egli portava sempre ad esempio nella vita per la sua tenerezza, pur dimostrandosi forte e capace di affrontare situazioni difficili come quelle del dopoguerra, con un marito tornato in cattive condizioni dal campo di concentramento. Nello stesso anno nasce il secondo figlio, Tancredi.
Nel 1986, in concomitanza con la mostra di Palazzo Grassi Futurismo-Futuristi, Luciano Chinese organizza un’importante mostra di Tullio Crali, con sessantadue quadri. Chinese alterna alle mostre di pittori italiani quelle di giovani stranieri, tra cui alcuni, come Dabernig, Benetik, Franz Stäler o il francese Lecloirec diventeranno artisti molto conosciuti nei loro paesi d’origine e all’estero.
Questa intensa attività di gallerista, i continui spostamenti da una città in cui ci si muove troppo lentamente, in cui gli spazi sono limitati, e un certo pudore nel presentarsi al pubblico come artista, lui che “di artisti” doveva “essere regista”, come dice Ernesto Luciano Francalanci in un suo scritto su Chinese, gli impediscono di portare avanti in parallelo la sua attività di pittore, che però egli svolge, in segreto, disegnando, riflettendo e progettando.


La Galleria a Mestre

Tra il 1987 e il 1988 Luciano Chinese decide di cambiare vita: lasciato l’insegnamento, sposta la galleria a Mestre per potersi muovere più agevolmente sulla terraferma, inaugura la galleria con una collettiva di nomi prestigiosi, cui seguirà un’interessante mostra di Tancredi Parmeggiani e trasferisce la propria abitazione nel suo paese d’origine, Mariano del Friuli, non per nostalgia del paese (egli continua a viaggiare, a seguire la galleria a Mestre e a mantenere i propri rapporti con galleristi, artisti e collezionisti veneziani), ma per permettere ai figli di vivere l’infanzia a contatto con la natura e sistemare il proprio studio in una casa spaziosa, per poter riprendere l’attività di pittore.
Nel 1989 la Galleria Nuovo Spazio presenta all’Arte Fiera di Roma opere di Afro, Music e Zigaina. Nel 1990 presenta Zigaina all’Artefiera di Bologna e organizza, nella Biblioteca Comunale di Mariano del Friuli un incontro con Zigaina, che presenterà il suo libro Pasolini tra enigma e profezia.
Nel frattempo Chinese ha ripreso assiduamente a dipingere: egli sperimenta tecniche diverse: olio, “polveri preziose”, “ori galleggianti su trasparenze oltremare”, come dice Giuseppe Zigaina nella sua breve presentazione del 1991, dipinge soggetti diversi, spesso legati ad esperienze della sua vita, esperienze culturali, provenienti dall’ambiente veneziano, come nella serie delle “teorie bizantine” o in “cattedrale lagunare” oppure a stati d’animo, a forti impulsi emotivi. Nel 1991 scoppia la guerra del Golfo: l’emozione di questo terribile evento, visto nella contrapposizione tra la delicatezza di un paesaggio e la violenza che si scatena, ispira alcune delle sue opere.


Nel 1991 Chinese decide di presentarsi nuovamente in pubblico

Nel 1991 Chinese decide di presentarsi nuovamente in pubblico come artista, lo fa però con discrezione, quasi a vagliare in segreto le prime reazioni del pubblico: si presenta a Milano a casa di un amico, un amico però che può farlo incontrare con un pubblico smaliziato e colto, Paolo Barozzi, gallerista, figlio di famosi antiquari ed ex-collaboratore del Museo Guggenheim di Venezia, l’autore del famoso libro su Peggy Guggenheim, uscito recentemente. Nel 1992 è presente, come pittore, all’Arte Fiera di Padova e nel 1993 e nel 1994, all’Arte Fiera di Pordenone.
Chinese intanto continua la sua attività di gallerista a Mestre, con mostre di rilievo, come quella di Mimmo Rotella nel 1993 e riceve gli amici a Mariano, nella propria abitazione: Lucienne Kilian, gallerista francese, della Galleria Denise René; apre la sua casa ad artisti della sua galleria ed organizza un incontro con Tullio Crali, che, a Mariano, nella casa di Chinese, davanti ad una quarantina di persone invitate, presenterà se stesso e declamerà (cosa che egli faceva molto raramente) le poesie di Marinetti. In quell’occasione la figlia di Chinese, Dunia, che da diversi anni studia danza classica e che continuerà poi fino ad entrare nella scuola di Reggio Emilia di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, omaggerà l’artista con un balletto, su musiche di Duke Ellington. Da quel momento Chinese incomincia ad associare alle mostre concerti di vari musicisti e balletti di diversi corpi di ballo.
Intanto i quadri di Chinese cominciano a entrare in importanti collezioni e nelle aste: Casa d’Aste Stadion di Trieste nel 1993.
Nel 1994 il Comune di S. Giovanni al Natisone (Udine) organizza una grossa mostra personale delle sue opere a Villa de Brandis. La mostra, che durerà tutto il mese di maggio, si inaugura con un concerto del soprano Martina Meo, del conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia e del pianista Angelo Fabris, con il balletto del “Piccolo Teatro” di Udine e, dopo un rinfresco, con un concerto serale del Quartetto Barocco di Venezia. Poi, ogni sabato, per tutta la durata della mostra, ci sarà un concerto.
Dopo quest’esperienza Chinese viene chiamato a far parte, come socio fondatore, del “Progetto Musica”, di Monfalcone.
Dopo essersi mostrato nel suo ruolo di artista, Chinese viene invitato a diverse mostre, a Castelfranco Veneto, a Udine ed entra poi a far parte del gruppo veneziano della “Nuova Valigia”: un gruppo di pittori che, rifacendosi al vecchio gruppo de “La Valigia”, si ritrova in incontri e serate conviviali al ristorante “Alla Nuova Valigia”, in Calle dei Fabbri, a Venezia, dove ciascun pittore, dopo aver dipinto, come vuole la tradizione del gruppo, una parte di una valigia, proporrà una sua opera nei numerosi pannelli del locale, dedicati a tale scopo e dove vengono presentate anche opere letterarie, poetiche e musicali.
Chinese, intanto, continua a frequentare gli ambienti artistici e, alla Biennale di Venezia, conosce Robert Rauschenberg e ad aprire la propria casa agli artisti: questa volta si tratta di un incontro con il pittore Ennio Finzi, sempre sotto lo slogan di “Incontriamoci da Luciano…una bicchierata con le idee di…”, come era stato per Tullio Crali.
Intanto Luciano Chinese affronta nelle sue opere una nuova tematica: quella dell’albero. Si tratta di alberi antropomorfi. “L’albero indica la solitudine dell’individuo; indica anche, nel contorcimento dei suoi rami, la lotta per la vita, quindi la sofferenza.
Aggiungo: indica certamente una pulsione verso l’alto, una forza espansiva; e indica (perché no?) la presenza invisibile di solide radici.” (Paolo Rizzi). Ma i rami si trasformano in costoloni di cattedrali gotiche: “…subentra non di rado…un desiderio che…ci appare complementare: quello dell’ordine. Non pochi quadri sono costruiti con strutture ortogonali fatte di pezzature ben calibrate di colore. Un’architettura dello spazio…” (Paolo Rizzi).
Nel 1995 Chinese espone, a Venezia, al Palazzo delle Prigioni Vecchie, a S.Marco, accanto al Palazzo Ducale. Anche qui, il giorno dell’inaugurazione, ci sarà un concerto per pianoforte, balletti classici e lettura di poesie. Nello stesso anno viene invitato ad esporre in Austria, al Castello di Gmünd.
In quel periodo Luciano Chinese scopre ed acquista in Friuli, in una piccolissima frazione di Taipana, un vecchio mulino, trasformato in abitazione, prospiciente il torrente Cornappo, accanto ad una limpidissima cascata: in questo che egli ritiene un paradiso ( l’acqua del torrente è potabile, vi sono trote e gamberi di fiume) organizza incontri, performances e mostre di scultura all’aperto. Anche in questo caso l’emozione di ritrovare una natura incontaminata, lui che, trascorsa tutta la vita in una città di pietra come Venezia, pensava ormai impossibile questo incontro emotivo con una natura quasi primordiale, ispirava una serie di opere pittoriche.
Nel 1996 Luciano Chinese espone alla Villa Nazionale Pisani di Stra (Venezia), sulle rive del Brenta. L’inaugurazione sarà accompagnata anche questa volta da uno spettacolo di danza classica.
Nel 1997 il Comune di Pordenone lo inviterà ad una mostra a Villa Galvani e poi esporrà con uno stand a Rubano, in provincia di Padova. Nello stesso anno farà una personale alla Galleria Artisti Oggi di Dossobuono (Verona) e poi al Kursaal di Abano Terme (Padova), con il patrocinio del Comune, dell’Azienda di Promozione Turistica e dell’Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali.
Nel giugno dello stesso anno Chinese organizza, nella sua galleria di Mestre, un’importante mostra, dedicata agli Spazialisti Veneti, con opere di Bacci, De Luigi, De Toffoli, Finzi, Fontana, Gaspari, Gasparini, Guidi, Joppolo, Morandis, Rampin, Tancredi Parmeggiani e Vinicio Vianello. Nel dicembre, invece, presenta la mostra di un nuovo movimento, l’Iperspazialismo.
Nel 1998 Chinese presenta le proprie opere a Udine, al Centro Friulano Arti Plastiche “, una settantina di quadri che documentano la sua ricerca pittorica negli ultimi cinque anni. Due sono i temi di fondo: quello degli alberi e quello delle cattedrali. E’ quasi una dialettica tra natura e intelletto, tra lo stormire delle fronde e la misura delle ogive gotiche; ma è anche un’integrazione che vuol portare ad una globalità di esperienza umana, tesa verso la luce e quindi verso la spiritualità” ( Paolo Rizzi e Enzo Di Martino, “IL Gazzettino” del 26 gennaio 1998).
Nel febbraio Chinese si riaffaccia nel mondo delle aste: Fidesarte, Venezia-Mestre, 16a asta. Viene invitato ad esporre poi nella galleria “La Fenice” di Udine, nel corso di una rassegna di artisti che hanno trattato, nelle loro opere, l’allegoria dell’albero. Successivamente esporrà, nella stessa galleria, assieme a nomi noti, come Giorgio Celiberti, Fred Pittino, Bruno Vallan.
Apre la propria casa di Mariano al Movimento Iper-spazialista, per il tradizionale incontro del 25 aprile del movimento, dedicato all’Albero della Poesia.
Nello stesso anno Chinese avrà una grande mostra personale a Trieste, al Castello di S.Giusto. Qui, accanto agli alberi e alle cattedrali, c’è un nuovo sviluppo della tematica di Chinese, che continua a sperimentare in assoluta libertà, dichiarando egli stesso di non volersi legare a un tema o a una tecnica, ad un “logo” che lo contraddistingua. Dagli alberi antropomorfi di Chinese, spuntano delle figure, delle “donne – albero” che faticosamente escono dai tronchi, come in una sorta di nascita di Venere, sofferta, incapaci però di liberarsi totalmente dal viluppo dei rami e del tronco. “La pittura dell’artista, molto colorata, lega, nel rivolgere l’attenzione ad una spazialità astratto-figurativa, un forte pathos ad una piacevole liquidità d’effetti…opere…di segno sicuro e di solare espressività” (Lorenzo Michelli, “Il Piccolo” del 5 agosto 1998).
Nel 1999 Chinese espone a Gorizia, nella Biblioteca Statale Isontina. Nel medesimo anno viene invitato dal critico d’arte Enzo Santese ad esporre in una rassegna organizzata a Lignano e in ottobre sarà la volta di un’importante mostra, organizzata dalle Ferrovie dello Stato, nell’ambito delle celebrazioni dell’anno 2000, a Villa Ca’ Zenobio, alle porte di Treviso, dove Chinese espone opere che partono “dall’immagine emblematica dell’albero come elemento vitale, quindi con un sottofondo simbolico – espressivo che si dipana anche e soprattutto nella splendida resa della luce – colore” (Paolo Rizzi e Enzo Di Martino, in “Il Gazzettino del 25 ottobre 1999).
La fine del 1999 è segnata, per la famiglia di Chinese, dalla morte improvvisa di alcuni parenti, tra cui il suocero, il giornalista e scrittore Mario Ancona e poi dalla malattia e dalla morte, nel 2000, di un fratello di Luciano Chinese, Renzo (al quale egli dedicherà uno dei suoi quadri più sentiti e pittoricamente poetici).
I problemi familiari, ad ogni modo e l’apertura, nel 2000, di una seconda sede della Galleria Nuovo Spazio a Udine, lo distolgono per un periodo dal lavoro di pittore.