Nel 1991 Chinese decide di presentarsi nuovamente in pubblico come artista, lo fa però con discrezione, quasi a vagliare in segreto le prime reazioni del pubblico: si presenta a Milano a casa di un amico, un amico però che può farlo incontrare con un pubblico smaliziato e colto, Paolo Barozzi, gallerista, figlio di famosi antiquari ed ex-collaboratore del Museo Guggenheim di Venezia, l’autore del famoso libro su Peggy Guggenheim, uscito recentemente. Nel 1992 è presente, come pittore, all’Arte Fiera di Padova e nel 1993 e nel 1994, all’Arte Fiera di Pordenone.
Chinese intanto continua la sua attività di gallerista a Mestre, con mostre di rilievo, come quella di Mimmo Rotella nel 1993 e riceve gli amici a Mariano, nella propria abitazione: Lucienne Kilian, gallerista francese, della Galleria Denise René; apre la sua casa ad artisti della sua galleria ed organizza un incontro con Tullio Crali, che, a Mariano, nella casa di Chinese, davanti ad una quarantina di persone invitate, presenterà se stesso e declamerà (cosa che egli faceva molto raramente) le poesie di Marinetti. In quell’occasione la figlia di Chinese, Dunia, che da diversi anni studia danza classica e che continuerà poi fino ad entrare nella scuola di Reggio Emilia di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, omaggerà l’artista con un balletto, su musiche di Duke Ellington. Da quel momento Chinese incomincia ad associare alle mostre concerti di vari musicisti e balletti di diversi corpi di ballo.
Intanto i quadri di Chinese cominciano a entrare in importanti collezioni e nelle aste: Casa d’Aste Stadion di Trieste nel 1993.
Nel 1994 il Comune di S. Giovanni al Natisone (Udine) organizza una grossa mostra personale delle sue opere a Villa de Brandis. La mostra, che durerà tutto il mese di maggio, si inaugura con un concerto del soprano Martina Meo, del conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia e del pianista Angelo Fabris, con il balletto del “Piccolo Teatro” di Udine e, dopo un rinfresco, con un concerto serale del Quartetto Barocco di Venezia. Poi, ogni sabato, per tutta la durata della mostra, ci sarà un concerto.
Dopo quest’esperienza Chinese viene chiamato a far parte, come socio fondatore, del “Progetto Musica”, di Monfalcone.
Dopo essersi mostrato nel suo ruolo di artista, Chinese viene invitato a diverse mostre, a Castelfranco Veneto, a Udine ed entra poi a far parte del gruppo veneziano della “Nuova Valigia”: un gruppo di pittori che, rifacendosi al vecchio gruppo de “La Valigia”, si ritrova in incontri e serate conviviali al ristorante “Alla Nuova Valigia”, in Calle dei Fabbri, a Venezia, dove ciascun pittore, dopo aver dipinto, come vuole la tradizione del gruppo, una parte di una valigia, proporrà una sua opera nei numerosi pannelli del locale, dedicati a tale scopo e dove vengono presentate anche opere letterarie, poetiche e musicali.
Chinese, intanto, continua a frequentare gli ambienti artistici e, alla Biennale di Venezia, conosce Robert Rauschenberg e ad aprire la propria casa agli artisti: questa volta si tratta di un incontro con il pittore Ennio Finzi, sempre sotto lo slogan di “Incontriamoci da Luciano…una bicchierata con le idee di…”, come era stato per Tullio Crali.
Intanto Luciano Chinese affronta nelle sue opere una nuova tematica: quella dell’albero. Si tratta di alberi antropomorfi. “L’albero indica la solitudine dell’individuo; indica anche, nel contorcimento dei suoi rami, la lotta per la vita, quindi la sofferenza.
Aggiungo: indica certamente una pulsione verso l’alto, una forza espansiva; e indica (perché no?) la presenza invisibile di solide radici.” (Paolo Rizzi). Ma i rami si trasformano in costoloni di cattedrali gotiche: “…subentra non di rado…un desiderio che…ci appare complementare: quello dell’ordine. Non pochi quadri sono costruiti con strutture ortogonali fatte di pezzature ben calibrate di colore. Un’architettura dello spazio…” (Paolo Rizzi).
Nel 1995 Chinese espone, a Venezia, al Palazzo delle Prigioni Vecchie, a S.Marco, accanto al Palazzo Ducale. Anche qui, il giorno dell’inaugurazione, ci sarà un concerto per pianoforte, balletti classici e lettura di poesie. Nello stesso anno viene invitato ad esporre in Austria, al Castello di Gmünd.
In quel periodo Luciano Chinese scopre ed acquista in Friuli, in una piccolissima frazione di Taipana, un vecchio mulino, trasformato in abitazione, prospiciente il torrente Cornappo, accanto ad una limpidissima cascata: in questo che egli ritiene un paradiso ( l’acqua del torrente è potabile, vi sono trote e gamberi di fiume) organizza incontri, performances e mostre di scultura all’aperto. Anche in questo caso l’emozione di ritrovare una natura incontaminata, lui che, trascorsa tutta la vita in una città di pietra come Venezia, pensava ormai impossibile questo incontro emotivo con una natura quasi primordiale, ispirava una serie di opere pittoriche.
Nel 1996 Luciano Chinese espone alla Villa Nazionale Pisani di Stra (Venezia), sulle rive del Brenta. L’inaugurazione sarà accompagnata anche questa volta da uno spettacolo di danza classica.
Nel 1997 il Comune di Pordenone lo inviterà ad una mostra a Villa Galvani e poi esporrà con uno stand a Rubano, in provincia di Padova. Nello stesso anno farà una personale alla Galleria Artisti Oggi di Dossobuono (Verona) e poi al Kursaal di Abano Terme (Padova), con il patrocinio del Comune, dell’Azienda di Promozione Turistica e dell’Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali.
Nel giugno dello stesso anno Chinese organizza, nella sua galleria di Mestre, un’importante mostra, dedicata agli Spazialisti Veneti, con opere di Bacci, De Luigi, De Toffoli, Finzi, Fontana, Gaspari, Gasparini, Guidi, Joppolo, Morandis, Rampin, Tancredi Parmeggiani e Vinicio Vianello. Nel dicembre, invece, presenta la mostra di un nuovo movimento, l’Iperspazialismo.
Nel 1998 Chinese presenta le proprie opere a Udine, al Centro Friulano Arti Plastiche “, una settantina di quadri che documentano la sua ricerca pittorica negli ultimi cinque anni. Due sono i temi di fondo: quello degli alberi e quello delle cattedrali. E’ quasi una dialettica tra natura e intelletto, tra lo stormire delle fronde e la misura delle ogive gotiche; ma è anche un’integrazione che vuol portare ad una globalità di esperienza umana, tesa verso la luce e quindi verso la spiritualità” ( Paolo Rizzi e Enzo Di Martino, “IL Gazzettino” del 26 gennaio 1998).
Nel febbraio Chinese si riaffaccia nel mondo delle aste: Fidesarte, Venezia-Mestre, 16a asta. Viene invitato ad esporre poi nella galleria “La Fenice” di Udine, nel corso di una rassegna di artisti che hanno trattato, nelle loro opere, l’allegoria dell’albero. Successivamente esporrà, nella stessa galleria, assieme a nomi noti, come Giorgio Celiberti, Fred Pittino, Bruno Vallan.
Apre la propria casa di Mariano al Movimento Iper-spazialista, per il tradizionale incontro del 25 aprile del movimento, dedicato all’Albero della Poesia.
Nello stesso anno Chinese avrà una grande mostra personale a Trieste, al Castello di S.Giusto. Qui, accanto agli alberi e alle cattedrali, c’è un nuovo sviluppo della tematica di Chinese, che continua a sperimentare in assoluta libertà, dichiarando egli stesso di non volersi legare a un tema o a una tecnica, ad un “logo” che lo contraddistingua. Dagli alberi antropomorfi di Chinese, spuntano delle figure, delle “donne – albero” che faticosamente escono dai tronchi, come in una sorta di nascita di Venere, sofferta, incapaci però di liberarsi totalmente dal viluppo dei rami e del tronco. “La pittura dell’artista, molto colorata, lega, nel rivolgere l’attenzione ad una spazialità astratto-figurativa, un forte pathos ad una piacevole liquidità d’effetti…opere…di segno sicuro e di solare espressività” (Lorenzo Michelli, “Il Piccolo” del 5 agosto 1998).
Nel 1999 Chinese espone a Gorizia, nella Biblioteca Statale Isontina. Nel medesimo anno viene invitato dal critico d’arte Enzo Santese ad esporre in una rassegna organizzata a Lignano e in ottobre sarà la volta di un’importante mostra, organizzata dalle Ferrovie dello Stato, nell’ambito delle celebrazioni dell’anno 2000, a Villa Ca’ Zenobio, alle porte di Treviso, dove Chinese espone opere che partono “dall’immagine emblematica dell’albero come elemento vitale, quindi con un sottofondo simbolico – espressivo che si dipana anche e soprattutto nella splendida resa della luce – colore” (Paolo Rizzi e Enzo Di Martino, in “Il Gazzettino del 25 ottobre 1999).
La fine del 1999 è segnata, per la famiglia di Chinese, dalla morte improvvisa di alcuni parenti, tra cui il suocero, il giornalista e scrittore Mario Ancona e poi dalla malattia e dalla morte, nel 2000, di un fratello di Luciano Chinese, Renzo (al quale egli dedicherà uno dei suoi quadri più sentiti e pittoricamente poetici).
I problemi familiari, ad ogni modo e l’apertura, nel 2000, di una seconda sede della Galleria Nuovo Spazio a Udine, lo distolgono per un periodo dal lavoro di pittore.