Nel 1979 La Galleria Nuovo Spazio festeggia i dieci anni di attività: in quest’occasione appaiono nei giornali parecchie interviste, nelle quali Chinese racconta il proprio modo di intendere la professione di gallerista e, per celebrare i dieci anni, presenta una cartella di grafica, edita dalla galleria, con opere di Bortoluzzi, Korompay e Zigaina, contenente una sorta di manifesto del gallerista, scritto da Chinese: “Perché un gallerista sceglie”, sul quale molti artisti ed intellettuali dell’epoca apporranno la loro firma e che sarà fra l’altro pubblicato sulla “ Loggia dei mercanti”, organo del sindacato nazionale mercanti d’arte moderna.
Nel 1979, proprio mentre sta per partire per la Fiera di Bari, riceve la notizia che uno dei suoi fratelli, Renzo, è caduto per un incidente sul lavoro ed è molto grave; nello stesso anno nasce la prima figlia e muore suo padre: questi avvenimenti ispireranno alcuni degli scritti più personali del volumetto “Io chi?”, che nel 1981 pubblicherà con la casa editrice Italia Letteraria, con la presentazione di Giuseppe Zigaina. Questo volumetto, nel quale egli si presenta con sincerità, come persona soprattutto, che vive l’arte in un rapporto stretto di simbiosi e a volte di antagonismo con gli artisti di cui presenta o va a vedere le opere( Andy Warhol, che conosce in quegli anni, Tullio Crali, Giovanni Korompay), gli vale delle lettere di apprezzamento e di amicizia da parte di molti: gli artisti Bortoluzzi e Crali soprattutto, che gli scriverà una lunga lettera (poi letta, in occasione della mostra antologica dell’artista, nel 2004, dopo la morte di Crali, al Museo Rivoltella di Trieste), lo scrittore Ugo Facco de Lagarda, lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, il regista Michelangelo Antonioni, Andrea Zanzotto e numerose recensioni.
Continua la sua frequentazione di artisti e critici, Enrico Baj, Korompay, Zigaina, Cernigoj, Zajec, di cui fa una mostra personale, Simon Benetton, Toniato, Marchiori, e incontra Nurereiev. Partecipa ai festeggiamenti del 90° compleanno di Virgilio Guidi, allestisce un’antologica con opere dal ’43 al ’76, nella quale espone più di ottanta quadri, di Anton Zoran Music, una mostra di artisti giapponesi. Allestisce una mostra personale dei quadri di Amanda Lear, che gli varrà la conoscenza di personaggi della televisione, come Pippo Baudo e il giornalista Ruggero Orlando. Nel 1983, la Biblioteca Comunale del suo paese organizzerà un incontro col gallerista.
Nel frattempo Luciano Chinese, desideroso di contatto con la natura, percorre, in barca, ogni qualvolta gli è possibile, le isole della laguna veneta o si sposta fino alla Laguna di Grado, attraverso fiumi e canali, con la famiglia o con amici, pittori stranieri, che, in occasione di mostre nella sua galleria, intrecciano rapporti di amicizia e godono di un pique-nique nelle isole della laguna, oppure si rifugia, il fine settimana, nella casa dei suoi genitori e passeggia o corre in bicicletta per i campi circostanti e approfitta della presenza in Friuli di tanti maneggi da diporto per salire a cavallo o, ancora, si rifugia in una casetta al mare, nei pressi di Eraclea.
A Venezia, intanto, cambia casa; continua a spostarsi e a intrecciare rapporti con importanti collezionisti friulani, milanesi, emiliani, ad organizzare mostre. Nel 1985 muore la madre, alla quale Chinese era molto legato e che egli portava sempre ad esempio nella vita per la sua tenerezza, pur dimostrandosi forte e capace di affrontare situazioni difficili come quelle del dopoguerra, con un marito tornato in cattive condizioni dal campo di concentramento. Nello stesso anno nasce il secondo figlio, Tancredi.
Nel 1986, in concomitanza con la mostra di Palazzo Grassi Futurismo-Futuristi, Luciano Chinese organizza un’importante mostra di Tullio Crali, con sessantadue quadri. Chinese alterna alle mostre di pittori italiani quelle di giovani stranieri, tra cui alcuni, come Dabernig, Benetik, Franz Stäler o il francese Lecloirec diventeranno artisti molto conosciuti nei loro paesi d’origine e all’estero.
Questa intensa attività di gallerista, i continui spostamenti da una città in cui ci si muove troppo lentamente, in cui gli spazi sono limitati, e un certo pudore nel presentarsi al pubblico come artista, lui che “di artisti” doveva “essere regista”, come dice Ernesto Luciano Francalanci in un suo scritto su Chinese, gli impediscono di portare avanti in parallelo la sua attività di pittore, che però egli svolge, in segreto, disegnando, riflettendo e progettando.